Gabriele Arruzzo, Pesaro

« indietro Premio Agenore Fabbri 2009 / 2010

Gabriele Arruzzo

Le opere di Gabriele Arruzzo si distinguono per una maniera assai individuale e formalmente significativa di rappresentare il materiale visivo e per una regia scenografica grazie alla quale l’artista fa comparire gli interpreti principali e gli altri elementi figurativi delle sue storie irreali per lo più in situazioni che si presentano come misteriose, macabre, assurde o curiose, o che sfiorano il paranoico e l’occulto, oppure convivono tutti questi elementi insieme, fusi in una mistura di gaia follia. Già a un primo sguardo si rimane colpiti da una particolarità, dal fatto cioè che in molte delle sue creazioni il giovane artista si rifà volutamente a una tipologia figurativa e a modelli stilistici assai popolari – sotto forma di illustrazioni xilografiche a colori – nel XIX secolo, cioè prima dell’invenzione della stampa reprografica e dell’autotipia. I cliché realizzati tramite la tecnica xilografica, in base alla quale i motivi venivano incisi su legno con un bulino, erano necessari all’epoca per quasi tutte le stampe illustrate ad altissima tiratura, vale a dire per giornali e riviste, per i fogli popolari illustrati e per la grafica pubblicitaria. Ma soprattutto erano impiegati per le immagini destinate a commentare la trama dei romanzi, per la documentazione visiva dei libri di scienze, storia e avventura per ragazzi e per il corredo illustrativo dei libri di favole per bambini. Gli autori di queste xilografie erano artigiani specializzati che dovevano possedere generiche capacità artistiche ma anche avanzate abilità tecniche per poter rappresentare con chiarezza e forza persuasiva, nonché con mezzi squisitamente lineari e una tecnica della semplificazione grafica perfettamente padroneggiata, i loro motivi concreti o figurati. Nell’impianto stilistico di queste illustrazioni si manifesta, quale fattore plasmante, il contesto storico-artistico dell’epoca, vale a dire la pittura storica e di genere caratteristica del Romanticismo e anche del Realismo. La struttura dell’immagine è di tipo grafico, essa veniva eseguita con robusti contorni e tratteggi e poi trasferita su carta tramite procedimenti calcografici. Le parti colorate venivano inserite o stampate in un secondo momento, spesso a mano come una campitura, in maniera tale da riempire, definire e accentuare sul piano coloristico zone delimitate della rappresentazione. Queste illustrazioni, prodotte per la stampa di massa in alte tirature, possono senz’altro essere considerate – sulla base del fatto che fungevano in origine da racconti visivi – forme primordiali di giornalismo illustrato e di fumetto, com’è provato anche dalle loro modalità esecutive, che mostrano una spiccata tendenza alla formalizzazione, alla tipizzazione e alla schematizzazione. Arruzzo riprende però in parte anche veri e propri soggetti del fumetto americano, oltre a rielaborare xilografie dei maestri del Rinascimento e disegni in bianco e nero eseguiti nello stile caratteristico della grafica pubblicitaria dei primi anni venti. Qualunque sia la sua fonte di ispirazione, sono comunque le stampe popolari illustrate, col loro disegno caratterizzato da una precisione di contorni e dettagli, con la loro pregnanza grafica e il loro mirare a una comprensione visiva diretta, a suscitare il suo interesse. Questo repertorio storico di immagini è per Arruzzo non solo una fonte di ispirazione ma una vera e propria riserva alla quale attingere per acquisire dal materiale disponibile gli elementi costitutivi delle sue complesse composizioni e delle sue fantasiose invenzioni visive. Egli utilizza figure o parti compiute di illustrazioni xilografiche o di altre produzioni grafiche e le reinterpreta in modo tale da estrapolare intere scene o anche singoli personaggi dal loro contesto originario – che è spesso un contesto romantico-idilliaco o semplicemente narrativo e di intrattenimento – per immetterli in un contesto completamente diverso, di sua invenzione, nel quale figure che prima apparivano innocue acquisiscono di colpo un’aria sospetta e diventano gli attori di un bizzarro teatro dell’assurdo. Nel fare questo l’artista procede in modo tale da estrapolare singole figure e oggetti dal loro contesto per poi collocarli – quasi si trattasse di attori prefabbricati o di elementi scenici – negli scenari pittorici di sua creazione (senza modificarne, è vero, l’aspetto esteriore, ma mutandone completamente il ruolo). Egli modifica anche figure predeterminate, conferendo loro, nell’atteggiamento complessivo o nei singoli dettagli – per esempio mediante l’aggiunta di accessori e attributi o tramite altri interventi di trasformazione – una caratterizzazione completamente diversa e particolare. Combinando, all’interno del suo procedimento figurativo, queste due varianti con una terza in base alla quale entrano in scena figure da lui ideate, ma adattate nello stile alle altre, l’artista crea delle messe in scena nelle quali evoca con immutata insistenza eventi misteriosi, avvenimenti inspiegabili, fatti irritanti e fenomeni enigmatici. In questo senso egli è un ingegnoso creatore di forme narrative di tipo visivo, fantasiose, ambigue e irreali, alle quali con invariata abilità conferisce, quale momento espressivo, un carattere ominoso, e nelle quali introduce elementi di comicità, satira e ironia. Al tempo stesso l’artista trasporta spesso i personaggi dei suoi quadri in situazioni estremamente stranianti e li sottopone a incontri che da una parte possono risultare opprimenti e soffocanti, ma dall’altra conservano anche un tono poetico, fiabesco e aneddotico.

Egli coinvolge i protagonisti delle sue messe in scena in eventi così irreali e misteriosi che il tutto suscita un’intensa impressione di stranezza, alogicità, paranoicità e inquietudine e risveglia il ricordo di miti, leggende, favole, storie di fantasmi e dell’orrore, thriller a sfondo psicologico e, non da ultimo, moderne avventure fantasy.

Sebbene alcuni dei fattori suddetti possano suggerire che Arruzzo aderisca in senso lato a concezioni surrealistiche, non è tuttavia questa la reale posizione da cui prende le mosse la sua ispirazione artistica. I suoi scenari fortemente influenzati da riflessioni letterarie e la sua spiccata propensione a sviluppare trame iconografiche complicate ed enigmatiche nascono infatti da un lucido calcolo intellettuale. In generale, inoltre, le sue intenzioni marcatamente narrative, simboliche, riflessive e anche critico-satiriche non sono assimilabili alla mobilitazione intuitiva di visioni oniriche e subconscie caratteristica del Surrealismo. Se c’è un’opera che può essere citata come termine di paragone per il credo artistico di Gabriele Arruzzo essa è senza dubbio l’incisione Melencolia I di Albrecht Dürer del 1954, opera assai famosa ma di difficile interpretazione.

Volker W. Feierabend

Curriculum

Nato a Roma il 15 marzo 1976, vive e lavora a Pesaro.