Antonella Bersani, Mailand

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Antonella Bersani

Il principio di fondo da cui muovono le intenzioni artistiche di Antonella Bersani è, come lei stessa ha affermato, “la declinazione di linee di forza”, un principio in cui rientra, sempre secondo l’artista, sia “l’espansione di forme organiche” sia il suo contrario, cioè “la contrazione primigenia di corpi che hanno la forma di una vulva” e rappresentano per lei il “centro del mondo”. Non è un caso che queste affermazioni dell’artista rimandino al famoso dipinto di Gustave Courbet del 1866 dal titolo L’origine du monde, dipinto che fu tenuto a lungo lontano dagli occhi del pubblico perché esibiva dei genitali femminili, cosa ritenuta all’epoca scandalosa.

Antonella Bersani mette in scena parabole visive dello “eterno femminino”, ponendo al centro dell’attenzione lo specifico istinto sessuale femminile in quanto elemento fondamentale dell’identità della donna e facendo entrare in gioco, come suo equivalente simbolico, le energie naturali della crescita biogenetica e vegetativa. Ma con questo l’artista non intende scandalizzare poiché – malgrado abbiano generato un certo turbamento fra qualche contemporaneo troppo pudico già le sue prime installazioni e i suoi primi oggetti plastici, con i quali, ignorando i limiti convenzionali del pudore, aveva osato mostrare al pubblico le parti femminili più intime sotto forma di oggetti artistici – non è tuttavia presente in lei alcuna intenzione pornografica. Antonella Bersani cerca piuttosto di dare espressione autentica all’autocoscienza della donna e all’emancipazione femminile, elementi che includono per lei anche una espressione di libertà sessuale che lei collega ai principi naturali della vita, del divenire, della crescita, della fioritura e della fertilità, o più in generale a categorie legate al biologico, al vegetativo e all’organico. E se da una parte l’artista si colloca al di là di un tabù che, nonostante i tanti progressi nel ruolo sociale della donna, risulta non del tutto superato nemmeno nel mondo contemporaneo e che, fra gli uomini come fra le donne, continua a sussistere in maniera latente sotto forma di un rifiuto alla vista, giudicata troppo cruda, di parti genitali femminili, d’altro canto Antonella Bersani si ricollega ad archetipi matriarcali e a concezioni mitologiche e religiose connesse a potenti divinità femminili venerate, quali protettrici della fertilità, della crescita e delle forze vitali, in culti ctoni della preistoria ma anche dell’antichità, che comprendevano l’esibizione, soprattutto mediante la creazione di statue atte allo scopo, degli organi sessuali primari della donna.

Un’importante condizione preliminare perché la donna possa arrivare alla sua liberazione e soprattutto alla creazione di un’immagine di sé in quanto essere dotato di sensazioni fisiche e di bisogni sessuali, è l’accettazione del proprio corpo e la conoscenza della propria identità sessuale, il che presuppone il confronto con le condizioni anatomiche della sessualità stessa e con le sue forme organiche.

Inizialmente, in questo stadio della sua concezione artistica, Antonella Bersani crea forme plastiche cui di volta in volta dà il titolo di Corpo e il sottotitolo Serie contaminazione. L’oggetto centrale di questa serie di opere è un corpo biomorfo di resina sintetica rinforzata con fibra di vetro, che nell’aspetto esteriore appare simile a un tubero con gobbe e rigonfiamenti ma che, per la presenza di una profonda cavità che a volte assume la forma di una fessura, a volte quella di un’apertura rotondeggiante, suggerisce inevitabilmente un’associazione con la vagina, senza che questo elemento sessuale sia di fatto rappresentato nei dettagli. E se da una parte l’impressione che si tratti di orifizi intimi viene rafforzata dalla forma accentuatamente plastica e tondeggiante dei bordi delle cavità, che così appaiono simili a labbra molto carnose e rigonfie, d’altra parte è soprattutto l’incarnato che contribuisce a far sì che il richiamo erotico e sensuale di questi oggetti faccia pensare all’organo sessuale vero e proprio. La colorazione utilizzata dall’artista, con le parti esterne mantenute in un rosa piuttosto chiaro, mentre in quelle profonde predomina un rosso scuro, suggerisce che si tratti di tessuti irrorati di sangue, di “crateri pulsanti di carne eccitata”, come lei stessa ha affermato.

In uno stadio successivo, intorno al 2003, l’artista sviluppa ulteriormente il tema delle forze erotiche fondamentali e interpreta le energie che operano nella natura e inducono la crescita di animali e piante, come principi di piacere nei quali agisce una sorta di vitale istinto sessuale di tipo primordiale. È soprattutto nel germogliare, sbocciare, crescere e proliferare di fantastiche piante ricoperte di fiori, ossia negli ornamentali giochi di forme di piante rampicanti, orchidee e viticci esotici che, mossi da una genuina e intima volontà di riproduzione e autoconservazione, irrompono inarrestabili nello spazio, stringendo, accerchiando e avvolgendo ogni oggetto che si para loro dinanzi con le loro spire seduttrici, i loro attorcigliamenti lascivi e le loro orgiastiche circonvoluzioni, che l’artista rinviene una componente erotica e la interpreta come una tendenza istintiva della natura alla frivolezza e alla ninfomania, in analogia con i comportamenti sessuali dell’essere femminile, fra cui sono da annoverare l’inganno, il raggiro, la danza di corteggiamento. Basta questo a evidenziare il fatto che una tale spinta alla stretta e all’abbraccio implica una sorta di avidità e presa di possesso genuinamente femminili, il fatto che nell’eccitante bellezza ingannatrice di quei fiori si nasconde un pericolo, un destino di morte che attende gli uomini, i quali soccombono alla loro malia. Un destino che li minaccia non soltanto perché quei fiori incantatori si rivelano in realtà dei fiori carnivori, ma anche perché l’obiettivo primario della libidine maschile, ossia la vulva, che nei viticci della Bersani pende spesso dai rami al posto dei fiori come un frutto afrodisiaco tropicale o una ciprea vaginiforme, risulta essere alla fine una minaccia mortale. La promessa dell’appagamento sessuale definitivo, con la quale essa seduce, implica la sottomissione del maschio.

Con l’installazione qui presentata, in cui ha ricoperto di vegetazione alcune suppellettili della vita quotidiana, Antonella Bersani ha creato un’opera che, dati i toni dominanti del verde e l’effetto ottico che suggerisce un contesto prevalentemente vegetale – viene da pensare al fuco e alle piante rampicanti – dà l’impressione di un ambiente sottomarino.

Klaus Wolbert

Curriculum

Antonella Bersani nasce a Milano il 21 gennaio 1966, dove compie il proprio percorso di studi presso il Liceo Artistico e l’Accademia di Belle Arti di Brera. Successivamente soggiorna in Inghilterra, dove studia botanica, esperienza che influenza fortemente la sua poetica. Oltre che con la scultura e le installazioni, inizia in seguito a lavorare con il video, realizzando una serie di opere multimediali presentate anche in contesti differenti dai luoghi canonici dell’arte figurativa, quali per esempio il teatro. Parallelamente all’attività artistica, lavora come docente di graphic design e linguaggi visivi presso la Civica Scuola Arte & Messaggio a Milano.