Andrea Buglisi, Palermo

« indietro Premio Agenore Fabbri 2009 / 2010

Andrea Buglisi

L’escatologia delle cose

Da qualche decennio a questa parte il mondo appare sempre più dominato da un’industria degli imballaggi a scala globale, che non hanno il solo scopo di consentire il trasporto di oggetti, ma anche quello di nascondere contenuti segreti. La famosa “scatola nera” dei sociologi non svela all’acquirente il proprio contenuto. Glielo tiene nascosto. L’acquirente viene a conoscenza del vero contenuto della scatola solo quando la apre. La figura sulla scatola non corrisponde a quanto essa reca al suo interno. Gli economisti parlano in questo caso di beni esperienziali, beni di cui bisogna cioè aver fatto esperienza prima di poter conoscere il vero carattere del contenuto.

Nelle immagini realistiche, quasi veriste della serie Escatology Andrea Buglisi gioca con questi contenuti segreti e con i loro significati ultimi, individuali e universali. L’artista mette in relazione la scatola e gli oggetti in essa contenuti con un bambino che vuole e deve fare esperienza del mondo per poter apprendere i segreti ultimi della vita. Un concetto teologico viene dunque proiettato nel quotidiano. Le immagini appaiono in un primo momento leggere, ma col tempo entrano a far parte di un quadro grave e macabro di spiegazione del mondo. Il mondo degli adulti e gli oggetti dallo stile perfetto che arrivano direttamente dagli atelier dei designer sono leggibili come istruzioni per l’uso destinate all’educazione dei bambini. Il mondo va infatti appreso. È un mondo anticonvenzionale, consiste di simboli e feticci che, legati a una persona, conducono alla sfera dei sogni, delle attese, delle delusioni, delle paure, delle fobie ecc. La serie rappresenta queste tensioni escatologiche fra vita e morte. Il packing package di Buglisi ci mostra animali, gabbie, proiettili, salotti borghesi, orecchie destinate ad ascoltare e a smettere di ascoltare, porte da aprire, un teschio con le corna, una lumaca, una fabbrica, una pianta delicata, un occhio che guarda, altri teschi, delle formiche e vari elementi illusori. Ognuna di queste rappresentazioni è da intendere come metafora di situazioni della vita, ma anche come metafora di pretese avanzate nei confronti dei sentimenti e della ragione. Le scatole sono “survival kits” pedagogici.

Ciascuna di queste immagini racconta una o più storie. Esse lanciano una sfida al bambino ma anche all’osservatore adulto e ai suoi ricordi. Mentre il bambino, interlocutore del contenuto delle scatole, è saldamente ancorato a una proiezione orizzontale dell’imballaggio e ha così un terreno più o meno stabile sotto i piedi, l’appassionato d’arte viene invece catapultato in una situazione narrativa dalla quale riesce a uscire a fatica. Il linguaggio corporeo del bambino sembra invitarci alla comprensione, esso allude a una possibile spiegazione, ma non rivela mai davvero la soluzione di quegli enigmi. Un ruolo simile rivestono il suo abbigliamento – che passa dall’irreprensibile al dimesso, da abiti classici e alla moda a un’allusione diretta al David di Michelangelo – e il suo atteggiamento, che va dall’attivo al passivo, dall’onnisciente all’interrogativo.

Col suo linguaggio semplice Andrea Buglisi permea un mondo fatto di voglia di avventura, esperienze, domande e pericoli. L’artista non ci spaventa (come accade per esempio con le illustrazioni del popolare Struwwelpeter, Pierino Porcospino, libro tedesco per bambini) con immagini di cruda ferocia; egli conduce piuttosto, a partire da un atteggiamento illuministico, un dialogo intellettuale che, in base alla definizione del termine “escatologia”, riguarda “le cose ultime, vale a dire il destino finale del singolo uomo e del mondo”, in un linguaggio figurativo trasferito nelle cose del nostro quotidiano.

Dieter Ronte

Curriculum

Andrea Buglisi è nato il 10 maggio 1974 a Palermo, dove vive e lavora. Ha studiato pittura all’Accademia di Belle Arti di Palermo e si è diplomato nel 1998. Buglisi è titolare della cattedra di Discipline Pittoriche in un Liceo Artistico di Palermo.